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Hai prenotato un hotel Pet Friendly. Ma tu sei Dog Friendly?

Manuale di sopravvivenza (glamour) per non diventare quel proprietario di cui tutti parleranno a colazione.

 

C'è una categoria di persone che adoro osservare durante l'estate.

 

Sono quelli che arrivano in hotel con due Chihuahua, una Louis Vuitton, due valigie in lino color sabbia, il cappello di paglia perfettamente coordinato... e la convinzione che i loro cani siano "piccoli, quindi non danno fastidio".

 

Cinque minuti dopo il check-in uno dei due Chihuahua ha già:

- abbaiato all'ascensore; al concierge; al facchino che stava portando le valigie; abbaiato alla coppia che aspettava pazientemente il proprio turno alla reception;
- fatto una velocissima pipì sul vaso con il ficus all'ingresso della hall;
- ringhiato ad almeno tre quarti delle persone che gli sono passate accanto.

L'altro, nel frattempo, osserva la scena con l'aria di un bodyguard di Beverly Hills pronto a intervenire alla minima foglia che si muove.

 

E il proprietario?

Ride.

"Tanto sono buoni."

Sì.

Anche Godzilla, probabilmente, aveva un bel carattere.

 

E No.

Sono semplicemente maleducati.

E, soprattutto, nessuno glielo ha mai spiegato.

Perché il problema non sono quasi mai i cani.

Il problema è quando confondiamo una cattiva educazione con un tratto simpatico della personalità.

E no, il fatto che pesino due chili non rende il concerto meno rumoroso.

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Il primo errore? 

Pensare che "pet friendly" significhi "tutto è concesso".  No.

 

Significa semplicemente che qualcuno ha deciso di fidarsi di te.

E quella fiducia dovremmo trattarla come il divano bianco di una suite.

Con estrema delicatezza.

 

La cena

Lo vedo già.

Coppia radical chic milanese che arriva con un Bloodhound

Il cameriere arriva con un filetto.

Il cane si trasforma improvvisamente in una fontana ornamentale. Comincia a sbavare. Sempre di più. 

 

Fanno finta di niente.

 

Poi lui scuote la testa.

E all'improvviso il tavolo accanto riceve un leggerissimo spray biologico direttamente sul calice di Chardonnay.

Non è colpa del cane.

Lui fa il cane.

Se sai che succede, chiedi un tavolo appartato.

L'eleganza non consiste nel fingere che il problema non esista.  

Consiste nell'anticiparlo.

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La suite

 

Entri. Appoggi la valigia.

Il cane inizia a correre come se avesse appena firmato il rogito della casa.

Salta sul letto. Poi sul divano. 

Poi si attacca alle tende.

lui pensa che la vacanza sia una competizione olimpica.

Poi scopre che quella bellissima gamba in legno del comodino ha esattamente la consistenza perfetta per alleviare un leggero stato d'ansia.

E tu dici:

"Ma non l'ha mai fatto."

Certo.

Perché a casa non aveva appena cambiato continente emotivo.

Una camera d'albergo è un pianeta nuovo.

Odori nuovi. Rumori nuovi. Persone nuove.

Prima di aprire il minibar, dedicagli del tempo.

Lascia che esplori.

Stendi la sua coperta.

Tira fuori il suo gioco preferito.

Fagli capire che quel posto, per qualche giorno, è casa.

E magari porta anche un paio di teli.

Perché il copriletto bianco dell'hotel non è stato scelto per diventare il ricordo indelebile della sua passeggiata o il gomitolo di peli per il prossimo ospite.

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La spiaggia

Ogni estate assisto alla stessa scena.

Ore 14. Trentotto gradi. La sabbia sembra lava del Vesuvio.

Il cane cammina facendo la samba.

E qualcuno esclama:

"Guarda come corre!"

No.

Non sta correndo.

Sta cercando disperatamente un punto che non gli ustioni i polpastrelli.

 

Poi arriva il momento del bagnasciuga.

Lì dove tutti fotografano tramonti romantici.

Peccato che sia anche il punto in cui passano migliaia di persone, animali, gabbiani e qualunque altra forma di vita abbia deciso di lasciare un ricordo.

Non trasformiamolo nel buffet del nostro cane.

 

Poi arriva il momento del bagno.

Esce dall'acqua. Ti guarda. Tu lo guardi.

Sai già cosa sta per succedere.

Lui si scrolla. Non vicino a te, ovviamente.

Vicino alla signora appena uscita dal parrucchiere, al ragazzo con il MacBook aperto o alla coppia che stava cercando di mangiare un'insalata senza condimento... di acqua salata.

È una legge della fisica canina.

Succederà.

 

L'importante è anticiparlo e allontanarsi qualche metro.

 

E poi c'è il cane convinto di essere il responsabile dell'animazione del lido.

Quello che vede un pallone. Lo ruba e che viene inseguito da tre bambini, due genitori e un bagnino.

Lui è felicissimo.

Gli altri un po' meno.

Oppure quello che decide che l'ombrellone accanto è decisamente più interessante del proprio.

Entra, si sdraia sull'asciugamano di perfetti sconosciuti, annusa la borsa frigo, assaggia una focaccia lasciata incustodita e torna dal proprietario con quell'espressione che dice chiaramente:

“Ho fatto nuove amicizie.”  No.

Hai invaso lo spazio di qualcun altro.

 

E ricordiamoci una cosa.

Non tutti amano i cani.

C'è chi ne ha paura.

Chi semplicemente vuole leggere un libro in pace.

Chi è in vacanza e non desidera condividere il proprio asciugamano con un perfetto sconosciuto... anche se ha quattro zampe ed è oggettivamente bellissimo.

La spiaggia è di tutti.

Anche il buon senso dovrebbe esserlo.

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La montagna

"Lasciamolo libero... deve sfogarsi."

 

Cinque secondi dopo sta inseguendo uno scoiattolo. Poi una lepre. Poi un gruppo di mucche.

Qualcuno ride.

Io no.

 

Perché quello scoiattolo non sta giocando. Sta cercando di salvarsi la vita.

E il tuo cane sta imparando che rincorrere qualsiasi cosa si muova è divertente.

Indovina cosa farà quando tornerete in città?

 

Esatto.

 

Il piccione. Il gatto. Il runner. La bicicletta.

Non è natura.

È un comportamento che stiamo rinforzando noi.

 

E poi c'è un piccolo dettaglio che spesso dimentichiamo.

Noi vediamo un bosco.

Lui legge un'enciclopedia di odori.

Volpi. Tassi. Cinghiali. Mucche. Cavalli. Fauna selvatica.

Profumi che non ha mai sentito in tutta la sua vita.

Per noi è una passeggiata.

Per lui è come entrare per la prima volta a Disneyland.

E quando un cane segue una traccia con il naso... può smettere completamente di ascoltare il proprietario.

"Ma tanto torna..."

Forse.

 

Oppure decide di seguire quell'odore per qualche centinaio di metri.

O magari dietro la curva compare un altro cane poco socievole.

Un branco di mucche con i vitelli.

Un gregge protetto da cani da guardiania che stanno semplicemente facendo il loro lavoro.

O, in alcune zone italiane, un lupo o perfino un orso.

Non è allarmismo. È la montagna.

Quella vera.

 

E no, Fuffy che vive tra il divano, il giardino e l'aperitivo della domenica non è un piccolo esploratore himalayano.

È un cane di famiglia. Ed è bellissimo proprio per questo.

 

Nel rispetto di chi la montagna la vive davvero ogni giorno — persone, allevatori, escursionisti e animali selvatici — ricordiamoci che noi siamo ospiti.

E il miglior modo per dimostrarlo è un semplice guinzaglio.

Perché la libertà non consiste nel lasciare il cane libero.

Consiste nel permettergli di vivere un'esperienza sicura, senza mettere in difficoltà lui, gli altri e la natura che siamo andati ad ammirare.

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Alla fine il vero lusso non è trovare un hotel che accetti i cani.

Quelli stanno aumentando.

Il vero lusso è essere quel cliente che, quando se ne va, fa dire al direttore:

"Che bello. Speriamo tornino."

Perché ogni proprietario educato rende la vita più facile al prossimo.

E ogni cane che si comporta bene apre la porta a tutti gli altri.

Il galateo, in fondo, non serve a fare bella figura.

Serve a continuare a sentirsi dire, sempre più spesso:

"I cani? Certo. Sono i benvenuti."

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